venerdì 4 giugno 2010

Il ritorno di “Lazzarus”

Ebbene si a volte ritornano.
Io sono tornato.
E’ da qualche mese che non scrivo sulla pagina del blog forse un paio di post sparsi qua e là da e qualche risposta su altri blog, comunque il blog si è fermato a Settembre 2009.
Per questo fatto mi scuso ma non è dipeso da ma come persona ma da gravi problemi di salute.
Probabilmente non è una scusa ma se avrete la bontà di leggere tutto il post credo capirete il perché di questa mia lunga assenza.
Il tutto inizia appena rientrato dalle ferie di Agosto.
A Settembre del 2009, ho fatto alcuni controlli medici perché non mi sentivo bene.
Il risultato di questi esami non è stato sufficiente per capire cosa c’era che non andava e quindi mi hanno ricoverato in ospedale per fare ulteriori accertamenti.
Finalmente i medici riescono a capire cosa c’è che non va, il responso è stato una mazzata micidiale.
Non riuscivo a credere a quanto detto dai medici, non volevo crederci.
Ho iniziato ha fare la chemio preventiva verso metà di Settembre e l’ho terminata a meta di Febbraio 2010.
Tutte le settimane ho fatto un Day Hospital per sottopormi alla terapia, all’inizio è stata dura ma col tempo ci si abitua anche agli effetti collaterali di questo tipo di farmaci.
Quello a cui non ci si abitua è il fatto che non sai come andrà a finire, quindi per farcire il tutto una “piccola” depressione con cui si impara a convivere.
Da questo punto di vista sono stato fortunato perché ho trovato un team medico molto preparato e completo, cosa abbastanza rara nella sanità italiana.
Il 22 Febbraio ho fatto l’intervento chirurgico, non si poteva rimandare oltre.
L’operazione è durata circa 13 ore, è stato un doppio intervento eseguito da due team di medici diversi.
Il primo a lavorato sul fegato, il secondo alle vie respiratorie.
Sono stato in terapia intensiva 3 giorni per sicurezza post operatoria, poi sono stato trasferito nel reparto di chirurgia dove sono stato per 35 giorni.
Di seguito sono stato mandato in un centro di riabilitazione per altri 20 giorni dove hanno cercato di rimettermi in sesto, ma è stata dura.
Finalmente mi hanno mandato a casa ma la sfiga, che ci vede molto bene ci ha messo lo zampino.
Si è scatenata una complicazione, non si sa come, alle vie respiratorie ed eccomi di nuovo in ospedale.
Altro intervento chirurgico, per fortuna molto più breve di quello precedente, per risolvere il problema.
Mi hanno riempito con ogni tipo di farmaco possibile e finalmente il 25 Maggio sono riuscito ad uscire dall’ospedale.
Ora sembra che le cose vadano meglio, anche se ogni settimana devo fare i controlli di routine per poi passare ad ogni tre mesi.
Quella che ho vissuto e sto vivendo è un’esperienza che ti lascia un segno indelebile dentro, che ti fa capire tante cose della vita che prima ti erano sconosciute.
In molti momenti di questa vicenda ho avuto paura, mi sono sentito perso e solo, una solitudine difficile da descrivere da far capire agli altri, come sprofondare in un pozzo buio e senza fine.
Ora ho trovato la forza di condividere con chi legge queste righe la mia “avventura” spero di non avervi annoiato e se cosi fosse chiedo scusa.
Vorrei scusarmi in particolare con Titti e Martina per non aver avuto il coraggio di scrivere almeno una mail per spiegare il mio silenzio. 
Un saluto a tutti
Ciao

mercoledì 27 gennaio 2010

Commento poco simpatico lasciatu su Post precedente.

Vorrei sapere chi è stato quel "simpaticone" che ha lasciato un commento nel post precedente a questo.
A parte il fatto che essendo scritto in lingua giapponese non ho capito nulla, ritengo molto offensivo inserire una risposta che non sono altro che link verso siti porno e simili.
Non ho volutamente rimosso il commento per mostrare a tutti i blogger quanto una possa essere imbecille una persona per inserire questo tipo di commento.
Chiedo a chi conosce il giapponese se può darmi una mano a capire cosa c'è scritto.
Anche se non scrivo molti post e magari quello che scrivo non interessa a nessuno, ritengo che il rispetto per la persona sia fondamentale.
Grazie per l'attenzione.
Ciao a tutti.  

venerdì 1 gennaio 2010

BUON ANNO A TUTTI!





Auguri di un sereno e felice 2010.
Spero vivamente che questo anno che viene possa
realizzare una parte dei sogni
che custodiamo nel nostro cuore, realizzare i desideri di tutti noi.

mercoledì 23 dicembre 2009

AUGURI DI BUONE FESTE



Anche quest'anno volge al termine ed è giunto il momento di tirare le somme; che dire, molte delle cose che mi ero proposto di fare sono rimaste nel cassetto ben nascoste.
Volevo chiedere anche scusa a tutti gli amici di blog con cui non sono riuscito a mantenere un contatto stabile, ma gli ultimi quattro mesi del 2009 sono stati un inferno sotto tutti i punti di vista.
Colgo l'occasione di fare gli auguri di passare delle serene e felici feste natalizie a tutti.
Un grande abbraccio.

domenica 8 novembre 2009

SHUNGA. Arte ed Eros nel Giappone del periodo Edo

Dopo il successo di "Samurai", Palazzo Reale e Fondazione Antonio Mazzotta affrontano nuovamente un'epoca d'oro della storia giapponese, il periodo Edo (1603-1867), presentando la più grande esposizione mai realizzata di stampe e antiche pitture giapponesi di soggetto erotico, gli Shunga.
100 opere, 30 libri originali e 10 preziosissimi Kimono raccontano l'evoluzione artistica delle Shunga, letteralmente "immagini della primavera", opere a soggetto erotico considerate tra le più significative espressioni della corrente artistica dell’ukiyo-e. Iniazialmente osteggiate dal potere politico e segretamente collezionate dagli occidentali, queste opere sono oggi considerate uno dei vertici assoluti dell'espressione dell'eros nell'arte.

21 Ottobre 2009 - 31 Gennaio 2010Palazzo Reale, Milano

domenica 9 agosto 2009

Addio Yoshihisa Maitani


Il giorno 30 luglio 2009 è scomparso Yoshihisa Maitani, 76 anni, a causa di problemi respiratori.

In pensione dal 1996, Maitani è stato uno dei più grandi designer di macchine fotografiche, di macchine Olympus.


Sue creature sono la serie Pen e la serie OM, ma anche l'indimenticabile XA, tutte macchine caratterizzate dal contenimento di peso e dimensioni. Una filosofia che dal 1956, anno dell'assunzione di Maitani, permea le creazioni Olympus ancora oggi.
A poche settimane dalla presentazione della E-P1, l'evoluzione digitale della prima realizzazione di Maitani, è grande il vuoto che un personaggio del suo calibro lascia in tutti gli appassionati.

Qualche parola per ricordare il grande Maestro e Pioniere della fotografia moderna Yoshihisa Maitani, progettista di casa Olympus, di fantastiche fotocamere analogiche costruite nel corso del XX secolo.
Maitani nasce a Ohnohara, in Giappone, nel 1933.
Dimostra fin dalla più tenera età grandi capacità intellettive ed una particolare attenzione rivolta verso il mondo della fotografia: basti pensare che a soli 10 anni costruisce la sua prima fotocamera.
Nel 1956 viene assunto dalla Olympus Optical Co. Ltd. e corona il sogno della propria vita: lavorare per la progettazione e la costruzione di macchine fotografiche.
Gli viene assegnato il compito di realizzare una fotocamera economica, alla portata di tutte le tasche: Yoshihisa Maitani centra l’obiettivo, coniugando le richieste del proprio datore di lavoro con la voglia di “inventare” qualcosa di nuovo.
Nel 1959, la casa giapponese presenta il frutto delle fatiche di Maitani, un vero e proprio piccolo gioiello di meccanica: viene presentata la Olympus Pen, un apparecchio 35 mm mezzo formato compatto e con grande autonomia di fotogrammi.
Le fotocamere di questo tipo erano in grado di produrre negativi 18×24mm sui tradizionali 35mm, consentendo così con un normale caricatore da 36 pose, di scattre più di 70 fotogrammi. Secondo le aspettative del progettista, doveva essere tanto facile da usare quanto una penna a sfera, da qui l’idea di chiamarla “Pen”:
il successo fu enorme, anche perchè a dispetto dell’economicità, la fotocamere garantiva comunque una discreta qualità.
La prima Pen segnò l’inizio di una serie costruita e commercializzata in oltre 10 milioni di esemplari: nel 1963 infatti l’Olympus presenta la nuovissima Pen F, il primo apparecchio mezzo formato con obiettivi intercambiabili. Yoshihisa Maitani si dimostra ogni qualvolta un innovatore di tutto rispetto, capace di estrarre dal cilindro innovazioni tanto semplici quanto originali.
Arriviamo agli anni settanta: le reflex meccaniche cedono il passo alle prime elettroniche. L’Olympus e Maitani non stanno a guardare ed introducono due fotocamere che faranno la storia della fotografia: la OM-1, meccanica e manuale, che rivoluziona le dimensioni delle reflex, e la OM-2, elettronica ed automatica, che apre la strada dell’esposizione in tempo reale.
Arrivarono poi nel corso degli anni le sorelle OM-3, ed OM-4, intervallate dalla serie XA. Sintetizzando, vi basti sapere che la XA fu la più piccola fotocamera a telemetro prodotta in grande serie: un altro capolavoro concepito dal maestro giapponese.
Arrivando quasi ai giorni nostri: nel 1988 si inventa la AZ-300, che oltre a vincere l’European Compact Camera potrebbe essere considerata la prima bridge camera della storia; seguono l’erede della XA, la [Mju:] (1991), che viene addirittura scelta come fotocamera ufficiale della missione spaziale congiunta tra Stati Uniti ed Unione Sovietica.
La carriera di Maitani, coronata dal PMA Hall of Fame Award nel 1992 e dal Science and Technology Agency’s Director General’s Award nel 1994, termina il 30 giugno 1996, giorno in cui si ritira dalla Olympus.


venerdì 17 luglio 2009

Sguardi Sul Giappone Nippon Kōbō - Mostra fotografica a Milano

Dal dal 1 Luglioal 6 Settembre 2009 presso il FORMA (Centro Internazionale di Fotografia è aperta una mostra fotografica dal titolo Sguardi Sul Giappone Nippon Kobo.
Tredici fotografi giapponesi della Maison Européenne de la Photographie di Parigi dal fondo Dai Nippon Printing.
Un omaggio a un paese, il Giappone, e alla sua scuola fotografica in una produzione inedita e originale messa a punto appositamente per Forma e per l’estate milanese 2009.
Nippon Kōbō significa Laboratorio Giappone ed è il nome scelto nel 1933 per uno dei primi gruppi di fotografia giapponese fondato, tra gli altri, da Yōnosuke Natori e Ihei Kimura.
Scopo del Laboratorio Giappone era osservare in modo diverso e nuovo il proprio paese, utilizzando come strumenti una trentacinque millimetri e il proprio sguardo.
Gli organizzatori della mostra hanno voluto proprio questo titolo, così simbolico, per una mostra che raccoglie tredici diversi sguardi giapponesi; tredici diverse interpretazioni originali e sensibili della realtà, dagli anni Cinquanta del Novecento ad oggi.

"Gli autori scelti e le loro opere raccontano stili, cammini e temi differenti eppure tutti riconducibili, per così dire, a uno “specifico giapponese” da rintracciare nel rapporto con l’ambiente circostante e la rappresentazione del paesaggio, continuamente rinnovato e vivificato, tra contemplazione estatica e dolore irrimediabile; così come nel legame individuo-gruppo, in un oscillare continuo tra identità singola, memoria e tradizione".

L’evoluzione, la ricchezza di temi e linguaggi visivi della fotografia giapponese è quindi racchiusa in questa preziosa mostra che presenta, per la prima volta, una selezione inedita di nomi e immagini provenienti dalla collezione della Maison Européenne de la Photographie di Parigi – Fondo Dai Nippon Printing.
Nippon Kōbō offre quindi anche la possibilità di riflettere sull’importanza del patrimonio pubblicofotografico: una risorsa vitale per i musei e le nuove istituzioni culturali del nostro tempo.
La mostra, 140 fotografie, è a cura di Jean Luc Monterosso, direttore della Maison Européenne de la Photographie edi Alessandra Mauro, direttore artistico di Forma con Pascal Hoel, responsabile dell’archivio della Maison Européenne de la Photographie.

Gli autori in mostra:
NOBUYOSHI ARAKI - NAOYA HATAKEYAMA - EIKOH HOSOE - MIYAKO ISHIUCHI - IHEI KIMURA - IKKO NARAHARA – TAIJI MATSUE - DAIDO MORIYAMA - RYUJI MIYAMOTO - HIROSHI SUGIMOTO - SHOMEI TOMATSU - SHOJI UEDA - HIROSHI YAMAZAKI

La mostra si tiene a Milano presso il Centro Internazionale di Fotografia FORMA di seguito il link per avere alteriori informazioni http://www.formafoto.it/

mercoledì 6 maggio 2009

Ritorno dal giappone

Eccomi quà, ebbene si a volte ritornano.
Sono rientrato dal mio viaggio in Giappone.
Il viaggio è stato molto interessante, a parte il tempo un po dispettoso.
Già sento la nostalgia e il tempo che è passato così velocemente mi fa rimpiangere ancor di più questo mio primo viaggio.
Ho visto molte cose ma troppo in fretta, non c'era tempo di soffermasi e gustare a pieno il "sapore" di questa terra così lontana.
Vorrei ringraziare le amiche Vivi-chan (Occhi di mandorla) e Chieko di Tokyo, Titti di Osaka che mi hanno dedicato parte del loro tempo per farmi conoscere il vero Giappone.
Prossimamente pubblichero qualche post con foto sul viaggio.
Ciao a tutti.

domenica 8 marzo 2009

Si parte per il Giappone!

A volte ritornano.
Eccomi di nuovo qui, dopo un lunga essenza dovuta a cause di forza maggiore.

Finalmente ci sono riuscito, Voi direte "a fare cosa?".

Finalmente sono riuscito ad organizzare un viaggio in Giappone!!!!!!

Partenza il 10 aprile dall'Italia per Tokyo e poi ad Osaka.
Chiedo a tutti i blogger suggerimenti e consigli, dato che è la prima volta che vado in Giappone ogni aiuto è molto gradito.

Grazie.

lunedì 9 febbraio 2009

Ciao Eluana

Ora tutti gli ipocriti e i politici stiano zitti, per sempre!
Buon viaggio ovunque tu vada.
Ciao Eluana

domenica 8 febbraio 2009

La terza sorella: SHINANO

Per leggere il nuovo post cliccate sul titolo.
Ciao a tutti.
Claudio

giovedì 29 gennaio 2009

Conferenze e mostra netsuke

Volevo informarvi che sta per prendere il via una serie di conferenze su arte, cultura e civilta' giapponese.
La prima serie si terra' al Museo Poldi-Pezzoli, in relazione alla mostra, tuttora in corso, sui netsuke.
La seconda serie si terra' invece all'Universita' Bocconi.
Sul nostro sito puo' vedere il calendario completo delle conferenze alla Bocconi.
Di seguito il calendario degli incontri del Poldi Pezzoli.
L'ingresso è libero in entrambe le sedi.


NETSUKE. SCULTURE IN PALMO DI MANO
La raccolta Lanfranchi e opere da prestigiose collezioni internazionali.

Milano, Museo Poldi Pezzoli
14 novembre 2008 - 15 marzo 2009


In occasione della mostra Netsuke. Sculture in palmo di mano. La raccolta Lanfranchi e opere da prestigiose collezioni internazionali, il Museo Poldi Pezzoli e Banca Regionale Europea organizzano, in collaborazione con l’Assessorato alle Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia, con A2A S.p.A. e con il Centro di cultura giapponese di Milano, un ciclo di cinque conferenze.

Gli incontri, che si terranno il giovedì, a partire dal 29 gennaio fino al 5 marzo, approfondiscono temi legati all’arte, alla storia e alla cultura giapponesi, in rapporto con le opere esposte nella mostra.

Giovedì 29 gennaio, ore 18.00
Gli europei in Giappone (1543-1639). Un secolo di contatti e di reciproche influenze
Francesco Morena
Studioso di arte dell’Estremo Oriente

Giovedì 5 febbraio, ore 18.00
Fiabe e leggende dell’antico Giappone. Nell’oscura foresta e nel profondo del mare: il mondo dei mukashi banashi
Rossella Marangoni
Studiosa di lingua, letteratura e cultura giapponesi

Giovedì 12 febbraio, ore 18.00
I fiori dell’anima. Il sentimento della natura e le arti tradizionali in Giappone
Keiko Ando
Direttore del Centro di cultura giapponese di Milano

Giovedì 19 febbraio, ore 18.00
Il sacro vuoto. Il sentimento religioso in Giappone
Matteo Cestari
Ricercatore presso il Dipartimento di orientalistica dell’Università degli studi di Torino

Giovedì 5 marzo, ore 18.00
Storie fluttuanti. L’antica letteratura giapponese
Ikuko Sagiyama
Professore Ordinario di Lingua e letteratura giapponese presso l’Università degli Studi di Firenze


INFORMAZIONI
Le conferenze si tengono al Museo Poldi Pezzoli, in via Manzoni 12.
Gli incontri sono gratuiti e sono aperti a tutto il pubblico interessato.
La disponibilità dei posti è fino ad esaurimento.

Un ringraziamento particolare alla signora Keiko Ando Mei Direttrice del Centro di Cultura Giapponese di Milano che mi ha gentilmente informato di questa manifestazione.

I GIORNI DELLA MERLA TRA LEGGENDA E STORIA

La leggenda dei tre giorni della merla si perde nell'onda del tempo.

I cosiddetti giorni della merla sono, secondo la tradizione, gli ultimi tre giorni di gennaio, ovvero il 29, 30 e 31; sono considerati i giorni più freddi dell'inverno.
Il nome deriverebbe da una leggenda secondo la quale, per ripararsi dal gran freddo, una merla e i suoi pulcini, in origine bianchi, si rifugiarono dentro un comignolo, dal quale emersero il 1º febbraio, tutti neri a causa della fuliggine. Da quel giorno tutti i merli furono neri.
Secondo una versione più elaborata della leggenda una merla, con uno splendido candido piumaggio, era regolarmente strapazzata da Gennaio, mese freddo e ombroso, che si divertiva ad aspettare che la merla uscisse dal nido in cerca di cibo, per gettare sulla terra freddo e gelo. Stanca delle continue persecuzioni la merla un anno decise di fare provviste sufficienti per un mese, e si rinchiuse nella sua tana, al riparo, per tutto il mese di Gennaio, che allora aveva solo 28 giorni. L'ultimo giorno del mese, la merla pensando di aver ingannato il cattivo Gennaio, uscì dal nascondiglio e si mise a cantare per sbeffeggiarlo. Gennaio si risentì talmente tanto che chiese in prestito tre giorni a Febbraio e si scatenò con bufere di neve, vento, gelo, pioggia. La merla si rifugiò alla chetichella in un camino, e lì restò al riparo per tre giorni. Quando la merla uscì, era sì, salva, ma il suo bel piumaggio si era annerito a causa del fumo e così rimase per sempre con le piume nere.
Come in tutte le leggende si nasconde un fondo di verità, anche in questa versione possiamo trovarne un po', infatti nel calendario romano il mese di gennaio aveva solo 29 giorni, che probabilmente con il passare degli anni e del tramandarsi oralmente si tramutarono in 31.
Per quanto la leggenda parli di una merla, nella realtà questi uccelli presentano un forte dimorfismo sessuale nella livrea, che è bruna - becco incluso - nelle femmine, mentre è nera brillante - con becco giallo-arancione - nel maschio.

29 30 31 GENNAIO i giorni della merla e la candelora retaggio del tempo che fu (di Vittoria Inverni)
Gli ultimi tre giorni di gennaio, 29-30-31, sono tradizionalmente considerati i giorni più freddi dell’inverno. Secondo la leggenda, sono chiamati della merla perché, per ripararsi dal gran freddo, una merla si rifugiò con i suoi merlottini in un comignolo, e ne emersero il primo febbraio tutti neri. E neri furono i merli da quel momento, perché prima erano bianchi. Ma perché sono i giorni più freddi dell’inverno? A prescindere che non tutti gli anni sono o saranno stati i più freddi, che siano tra i più gelidi deve avere un fondo di verità se ne è nata una leggenda, che ha sempre per protagonista un merlo. Gennaio aveva ventotto giorni ed era il mese più freddo dell’anno. Giunto al ventottesimo giorno, un merlo, rallegrato, gridò al cielo: “Più non ti curo Domine, che uscito son dal verno”. Gennaio vendicò la bestemmia facendosi prestare tre giorni da febbraio e rendendoli ancora più gelidi.Febbraio fa parte del periodo oscuro del calendario dei popoli indo-europei, periodo senza nome prima che fossero creati i due nuovi mesi, gennaio e febbraio. Il suo nome, Febrarius, in latino significa purificare. Macrobio ricorda che Numa lo aveva dedicato al dio Februus e stabilito che durante questo mese si celebrassero riti funebri agli dèi Mani. Nelle feste, che cadevano nella seconda quindicina di gennaio, era ricordata anche Iunio Februata, Giunone Purificata che si ricordava nelle Calende di febbraio come Iuno Sospita, Giunone Salvatrice.Nel VII secolo la Chiesa Romana adattò al 2 febbraio una festa che già era celebrata in Oriente fin dal IV secolo, ovvero la presentazione al tempio del Signore. La presentazione del neonato al tempio, e la conseguente purificazione della madre, dovevano avvenire quaranta giorni dopo il parto e, poiché il giorno della nascita era stato fissato, per convenzione, al 25 dicembre, ecco coincidere perfettamente la purificazione della Vergine con la festa pagana di Giunone purificata. Nel tempo, la Purificazione della Vergine aveva preso il sopravvento sulla presentazione al tempio di Gesù, l’ultima riforma liturgica ha riportato al festa del Figliolo. Ma è rimasta l’usanza di chiamare questo giorno Candelora, Candelaia in Toscana e Ceriola, Siriola, Zariola in altre regioni, perché vi si benedicono le candele che saranno distribuite ai fedeli. Perché candele benedette in questo giorno particolare e non in altri? Perché durante i festeggiamenti a Giunone Purificata e Giunone Salvatrice i fedeli correvano per la città portando fiaccole accese. E nel VII secolo si svolgeva già a Roma, in occasione della festa cristiana, una processione notturna con ceri accesi. I fedeli giungevano a Sant’Adriano da ogni parrocchia della città e insieme confluivano tutti verso Santa Maria Maggiore. La benedizione delle candele è un’usanza successiva alla processione, ed è documentata a Roma tra la fine del IX e l’inizio del X secolo, probabilmente introdotta dal clero francogermanico. Venivano accese con un cero in una cerimonia simile a quella della veglia pasquale, mentre ora sono semplicemente benedette. Secondo la tradizione, i ceri benedetti erano conservati in casa dai fedeli e venivano accesi, per placare l’ira divina, durante i violenti temporali, aspettando una persona che non tornava, o che si pensava fosse in grave pericolo, assistendo un moribondo, durante le epidemie o i parti difficili. E Giunone era detta anche Lucina, dea della luce, protettrice tra l’altro delle partorienti.Ai nostri giorni, febbraio ha perduto la sua connotazione di mese dedicato alla purificazione e ai morti, poiché il mese dei morti è stato spostato a novembre, nel quale inizia l’Avvento, periodo dal carattere purificatorio e di attesa della nascita di Cristo.


LA FAVOLA E LE STORIELLE
Tanto, tanto tempo fa a Milano ci fu un inverno molto rigido.La neve scendeva dal cielo e copriva tutta la città, le strade, i giardini.Sotto la grondaia di un palazzo in Porta Nuova c'era un nido di una famigliola di merli, che a quel tempo avevano le piume bianche come la neve.
C'era la mamma merla, il papà merlo e tre piccoli uccellini, nati dopo l'estate.La famigliola soffriva il freddo e stentava a trovare qualche briciola di pane per sfamarsi, perché le poche briciole che cadevano in terra dalle tavole degli uomini venivano subito ricoperte dalla neve che scendeva dal cielo.Dopo qualche giorno il papà merlo prese una decisione e disse alla moglie:"Qui non si trova nulla da mangiare, se continua così moriremo tutti di fame e di freddo. Ho un'idea, ti aiuterò a spostare il nido sul tetto del palazzo, a fianco a quel camino così mentre aspettate il mio ritorno non avrete freddo. Io parto e vado a cercare il cibo dove la neve non è ancora arrivata".E così fu fatto: il nido fu messo vicino al camino e il papà partì. La mamma e i piccoli uccellini stavano tutto il giorno nel nido scaldandosi tra loro e anche grazie al fumo che usciva tutto il giorno dal camino.Dopo tre giorni il papà tornò a casa e quasi non riuscì più a riconoscere la sua famiglia! Il fumo nero che usciva dal camino aveva colorato di nero tutte le piume degli uccellini!Per fortuna da quel giorno l'inverno divenne meno rigido e i merli riuscirono a trovare cibo sufficiente per arrivare alla primavera. Da quel giorno però tutti i merli nascono con le piume nere e per ricordare la famigliola di merli bianchi divenuti neri gli ultimi tre giorni del mese di gennaio sono detti: i tre giorni della merla.

Una storiella che ha infinite varianti da posto a posto. Una cosa é però in comune a tutti: la data. I tre ultimi giorni di gennaio, considerati appunto i più freddi nonché una specie di cartina di tornasole, dato che in base a come si presenta il tempo gli esperti sanno trarre indicazioni per come sarà il clima dell'anno.Non conta che qualche metereologo si sia affannato a dimostrare che non tutti gli anni é così, che anzi le medie dicono che c'é qualche altro giorno più freddo. La tradizione non si é spenta.
O meglio, la tradizione non si era spenta.

1^ storiella......
Gli ultimi tre giorni di gennaio, il 29, 30 e 31, capitò a Milano un inverno molto rigido. La neve aveva steso un candido tappeto su tutte le strade e i tetti della città. I protagonisti di questa storia sono un merlo, una merla e i loro tre figlioletti.....
Erano venuti in città sul finire dell'estate e avevano sistemato il loro rifugio su un alto albero nel cortile di un palazzo situato in Porta Nuova. Poi, per l'inverno, avevano trovato casa sotto una gronda al riparo dalla neve che in quell'anno era particolarmente abbondante.Il gelo rendeva difficile trovare le provvigioni per sfamarsi; il merlo volava da mattina a sera in cerca di becchime per la sua famiglia e perlustrava invano tutti i giardini, i cortili e i balconi dei dintorni. La neve copriva ogni briciola. Un giorno il merlo decise di volare ai confini di quella nevicata, per trovare un rifugio più mite per la sua famiglia. Intanto continuava a nevicare. La merla, per proteggere i merlottini intirizziti dal freddo, spostò il nido su un tetto vicino, dove fumava un comignolo da cui proveniva un po’ di tepore.Tre giorni durò il freddo. E tre giorni stette via il merlo. Quando tornò indietro, quasi non riconosceva più la consorte e i figlioletti erano diventati tutti neri per il fumo che emanava il camino. Nel primo dì di febbraio comparve finalmente un pallido sole e uscirono tutti dal nido invernale; anche il capofamiglia si era scurito a contatto con la fuliggine.Da allora i merli nacquero tutti neri; i merli bianchi diventarono un'eccezione di favola.

2^ storiella......
I tre giorni della merla, il 29, 30 e 31, una tradizione che viene da lontano e che vuole che siano i tre giorni più freddi dell'inverno.
Tanto freddi che una merla, che allora aveva le piume bianche, intirizzita, ma al tempo stesso preoccupata per i suoi figlioletti, non trovò di meglio che andare a posarsi su un camino. Ci stette tre giorni, perché il gelo impediva persino di volare. Poi arrivò fortunatamente febbraio. Pallido fin che si vuole ma il sole riuscì a ridare vita e speranza. Merla e figlioletti poterono stirarsi, riaprire le ali e volare. I tre giorni sul camino però avevano prodotto una profonda trasformazione nel piumaggio, divenuto nero per la fuliggine, nero senza rimedio.Da allora i merli nacquero tutti neri.

3^ storiella......
I tre giorni della merla sono considerati i giorni più freddi dell'anno.Se sono freddi, la Primavera sarà bella, se sono caldi la Primavera arriverà tardi....
Una volta i merli erano bianchi.Un giorno per il troppo freddo uno entrò in un camino per scaldarsi e ne uscì dopo tre giorni tutto nero per la fuliggine.Due merli dalle candide piume, maschio e femmina , si ripararono per il freddo in un camino. Non avendo nulla da mangiare il maschio decise di uscire per cercare qualcosa. Dopo tre giorni tornò e trovando un uccello nero come il carbone, non riconobbe la sua merla e tornò indietro per cercarla. La merla, annerita per la fuliggine, nel frattempo morì di fame.

4^ storiella......
Il merlo e la merla si sposano alla fine di gennaio, al paese della sposa, oltre il Po. Dovrebbero riattraversarlo per tornare nella loro casa, ma si è fatto tardi e si fermano per due giorni presso dei parenti. La temperatura si abbassa molto. Merlo è costretto ad attraversare il Po ghiacciato, ma muore. Merla piange ed il suo lamento si sente ancora lungo il Po, nelle notti di fine gennaio.

5^ storiella......

Secondo la tradizione popolare gli ultimi tre giorni di gennaio coincidono con i tre giorni più freddi dell'inverno.Tanto che perfino la Merla, che un tempo aveva il piumaggio bianco, per riscaldarsi andò a ripararsi in un camino.Il suo manto divenne grigio per la fuliggine e da allora rimase di tale colore.

mercoledì 7 gennaio 2009

Odissea di un lavoratore pendolare









Spiego meglio il titolo di questo post.
Da ieri, come saprete, a Milano e dintorni nevica in abbondanza.
Io lavoro a circa 40 chilometri da dove abito.
Voi direte e allora?
Mo vi spiego l’odissea che ho dovuto affrontare per andare al lavoro.
Mi sono alzato alle cinque di questa mattina, sono uscito di casa alle ore 5,30 e ho preso la metropolitana 1 (linea rossa), ho cambiato linea alla stazione di Loreto per prendere la linea 2 (linea verde) fino alla fermata di Famagosta.
A questo punto sono andato al capolinea del bus 328 per Rozzano/Locate T.
Fin qui tutto bene, ma adesso arriva il bello.
Dopo un ora circa di attesa in mezzo alla bufera di neve nessun bus è passato.
Ormai trasformato in pupazzo di neve ambulante sono rientrato in metrò e ho chiesto lumi all’addetto della società comunale che gestisce i trasporti (ATM) il quale comunicava a me e altri astanti che per problemi di neve e di mezzi che non riuscivano a partire, non c’erano bus che andavano a Rozzano.
Ho ripreso la metropolitana fino al capolinea di Piazza Abbiategrasso nella speranza che almeno il tram n. 15, che fa’ capolinea nelle periferia nord di Rozzano, fosse in funzione.
Dopo aver aspetta 20 minuti (sempre sotto la neve) insieme a una folla di pendolari inferocita è arrivato il tram.
Per percorrere circa 7 chilometri ha impiegato ben 45 minuti.
Arrivato al capolinea mi sono fatto circa un chilometro con la neve fino alle ginocchia e finalmente sono arrivato al mio posto di lavoro.
Totale tempo 3 ore e 45 minuti per fare 40 chilometri di cui circa 30 di metrò.
Al ritorno ho impiegato solo 2,30.
Per fortuna il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ieri aveva proclamato a gran voce che non ci sarebbero stati problemi di nessun tipo.
Scusate se vi ho annoiato con questa storia, ma ho ritenuto doveroso farlo per tutti i centinaia di migliaia di pendolari che come me oggi hanno affrontato un incubo per guadagnare la pagnotta.
Buona notte a tutti.







mercoledì 31 dicembre 2008

AUGURI DI BUON ANNO




Un grande augurio di un sereno e felice 2009 a tutti voi.

Spero che il 2009 sia un anno in cui ogniuno di voi possa realizzare i desiderI e i sogni che custodisce segretamente nel prorpio cuore.


HAPPY NEW YEAR!

martedì 23 dicembre 2008

BUONE FESTE A TUTTI

Un grande augurio a tutti gli amici blogger
ovunque voi siate per un bellisimo Natale e un prospero e felice anno nuovo.

martedì 9 dicembre 2008

PROBLEMI TECNICI SUL BLOG

SONO SPIACENTE DI COMUNICARE CHE PER PROBLEMI SOFTWARE IL BLOG E' SOSPESO.
PER CHI FOSSE ANCORA INTERESSATO A SEGUIRE IL MIO BLOG IL NUOVO INDIRIZZO E' IL SEGUENTE:

GRAZIE.

martedì 25 novembre 2008

25 Novembre Giornata Internazionale per l’eliminazione della Violenza contro le Donne















Per scrivere questo post ho preso spunto dal blog di Samurai73
(http://samurai73.blogspot.com).

L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne e ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG ad organizzare attività volte a sensibilizzare l'opinione pubblica in quel giorno.
E’significativa la scelta di questa data che nel 1998 porto le Nazioni Unite a dichiarare Giornata Internazionale per l’eliminazione della Violenza contro le Donne: il 25 novembre di 45 anni fa le sorelle Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal, impegnate nella lotta di liberazione della Repubblica Dominicana dal dittatore Trujillo, furono torturate e uccise da agenti segreti del servizio militare su ordine di Rafael Leónidas Trujillo (1930-1961).
Le sorelle Mirabal, soprannominate ‘las mariposas’, le farfalle, sono ancora oggi ricordate in tutta l'America Latina.
Severo monito del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, in occasione della Giornata mondiale per l'eliminazione della violenza contro le donne indetta dall'Onu. ''Occorre fare di più per dare esecuzione alle leggi esistenti - ha detto - e combattere l'impunità; bisogna combattere atteggiamenti che tendono a perdonare, tollerare, giustificare o ignorare la violenza commessa contro le donne". Il segretario invita inoltre tutti gli Stati a ''onorare il proprio impegno a prevenire la violenza, consegnare i responsabili alla giustizia e risarcire le vittime. E ognuno di noi - conclude - ha il compito di diffondere questo messaggio in famiglia, nei luoghi di lavoro, nelle comunità, come contributo alla lotta per far cessare la violenza contro le donne''.In Italia, secondo i dati Istat pubblicati nel 2007, sono quasi 7 milioni le donne fra 16 e 70 anni che sono state vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita. 5 milioni le donne che hanno subito violenze sessuali (23,7%), 3 milioni 961 mila quelle sottoposte a violenze fisiche (18,8%). Circa 1 milione di donne ha subito stupri o tentati stupri (4,8%). Nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate.

Di seguito parte di un post pubblicato da una blogger su Blogosfere.it che mi sento di condividere pienamente e totalmente.

A Milano dovrebbe partire una campagna contro la violenza sulle donne , con 500 manifesti che dovrebbero essere posti negli spazi di affissione pubblica predisposti del Comune. Crea imbarazzi il manifesto (nelle 2 foto), che io intitolerei - Povera Crista in croce (una delle tante). Mr Maurizio Cadeo, assessore all’Arredo urbano , dice però: “Non so se ho gli strumenti per negare gli spazi, ma ne respingo totalmente il contenuto che offende la nostra tradizione cristiana. Pongo il problema politico e ne informerò il sindaco: chiederò a Telefono Donna di ritirare il manifesto”.
Io mi chiedo e le chiedo: "Mr Cadeo, lei ci è o ci fa?"
Ma perchè non gli fate vedere qualche foto di donna post violenza? Fategli vedere i lividi, il sangue, gli occhi... Perchè quello che si può provare dopo una violenza, quello purtroppo, non glielo si può far provare.
Trovo questa immagine bellissima, densa e carica del giusto significato, pulita ed elegante.
Se c'è una cosa che sappiamo fare bene noi italiani è legato al design, alla pubblicità e all'architettura. Soprattutto a Milano
Chi paga per le colpe degli uomini?
...Le donne.
Chi paga per le colpe dei cretini?
Tutti.
Il 25 novembre è La giornata contro la violenza sulle donne: Milano avrà l'onore di combattere questa nobile battaglia o perderà anche questa volta in partenza?”
(Articolo riportato su breakfastinlondon.blogosfere.it/)

MEDITIAMO GENTE, MEDITIAMO…….

giovedì 13 novembre 2008

Memorie di una Geisha il film

Memorie di una geisha é un film USA diretto da Rob Marshall, un adattamento del romanzo Memorie di una geisha (scritto da Arthur Golden) con coreografie dirette dal ex-coreografo Marshall, prodotto dalla Amblin Entertainment di Steven Spielberg, che ha vinto tre Academy Award nel 2006.
Venne proiettato in pubblico negli Stati Uniti il 9 Dicembre del 2005 dal consorzio composto da Columbia Pictures, DreamWorks e Spyglass Entertainment.
Il suo budget di produzione é stato di 85 milioni di dollari.
Il tutto é corredato da costumi, musiche, scenografia, fotografia e montaggio di alto livello.
Delizia per gli occhi che si accompagna ad una trama credibile nei sui toni da favola, a patto che ci si astenga da ogni giudizio etico e da qualsivoglia pretesa di attendibilità filologica e storica (basti pensare che a interpretare le belle giapponesi sono quasi tutte attrici cinesi). Del resto, è palese la volontà degli autori di raccontare un mondo esotico come visto da occhi occidentali, e nell'esotismo il film trova il suo pregio maggiore, ma anche il suo limite.
Presenta come stelle Zhang Ziyi, Ken Watanabe, Gong Li, Michelle Yeoh, Youki Kudoh, e Suzuka Ohgo.
In effetti soltanto Kudoh, Ohgo e Watanabe sono giapponesi, mentre Zhang e Gong sono cittadine cinesi, e Yeoh è una malese di origine cinese. La giovane Ohgo recita il ruolo della piccola Chiyo, che nel film successivamente sarebbe diventata la maiko Sayuri.
Alcune persone sono rimaste molto infastidite dal fatto che le principali figure femminili del film non siano state interpretate da attrici di nazionalità giapponese, e che in particolare il ruolo centrale sia stato ricoperto da un'attrice cinese.
Durante un viaggio a Tokyo per promuovere il film, Zhang Ziyi ha ricevuto un misterioso pacco ed una lettera, che ha scoperto esserle stati inviati da un'anziana donna giapponese che un tempo aveva lavorato come geisha. Nella sua lettera, la donna ha dichiarato che era stata toccata dalle immagini del trailer e che attendeva il film per riportare alla mente ricordi che erano cari a lei ed alle sue amiche. Dentro il pacco c'erano alcuni antichi kimono di squisita fattura.
Zhang Ziyi si è commossa fino alle lacrime per questo gesto ed ha inviato alla donna un invito per la prima giapponese del film.
Zhang Ziyi (Sayuri) e Michelle Yeoh (Mameha) hanno già recitato insieme in La tigre e il dragone.
Suzuka Ohgo (Chiyo da piccola) ha precedentemente lavorato con Ken Watanabe in un film in lingua giapponese in cui questo ultimo interpreta suo padre e Watanabe ha raccomandato Ohgo a Rob Marshall.

Differenze tra il romanzo e il film
Nobu nel libro ha solo un braccio, ma non lo ha perso nel film. Il suo volto mantiene comunque la cicatrice.
Nel libro è frequentemente riportato che le serve vivono nell'okiya insieme alle protagoniste, mentre nel film non viene mai nemmeno accennato alle serve; Chiyo/Sayuri e "Zucca" sembrano essere le uniche.
La scena dell'incendio (la stanza di Sayuri va in fiamme dopo una zuffa tra lei e Hatsumomo) che porta alla rovina di Hatsumomo non avviene nel libro. Il romanzo rappresenta il declino di Hatsumomo come una lenta caduta a spirale che culmina con una spinta finale da parte di Mameha e Sayuri.
Nel libro, Sayuri non getta il fazzoletto del Direttore Generale, anzi è con questo che lei infine gli rivela la sua vera identità. Nel film, il fazzoletto viene quasi bruciato quando Hatsumomo lo mette sopra una candela, determinando poi la scena dell'incendio. Dopo che "Zucca" la tradisce, Sayuri lo abbandona nel vento.
Il crudele soprannome di Hatsumomo per Chiyo/Sayuri, "Piccola Signorina Stupida", non è usato nel film, così come il nome da geisha di "Zucca", Hatsumiyo.
Nel libro, è Sayuri che dà a "Zucca" il suo soprannome, ma nel film la "Zietta" e la "Madre" la chiamano già in questo modo quando Sayuri arriva all'okiya.
Nel film non è spiegato come muore la "Nonna"; viene detto che è morta quando Mameha arriva all'okiya per discutere con "Mamma" dell'istruzione di Ciyo come geisha. Nel libro, la "Nonna" è uccisa da un corto circuito di una stufa ironicamente venduta all'okiya dalla Iwamura Electric Company, che in seguito fornisce a Mameha un'opportunità per prendere contatto con Chiyo.
I passaggi tra i vari stadi della carriera di geisha avvengono rapidamente nel film; il mizuage non significa il passaggio da maiko a geisha nel libro, mentre ciò avviene nel film - dopo il suo mizuage, quando Sayuri ritorna all'okiya, la "Madre" le dice che ora è una geisha a pieno titolo.
Nel film si fa poca menzione della carriera di Sayuri come geisha vera e propria.
Nel libro, Sayuri e sua sorella sono vendute dopo che Chiyo incontra Mr. Tanaka Ichiro, un uomo la cui famiglia possiede la "Japan Coastal Seafood Company". Colpito dal colore dei suoi occhi, Mr. Tanaka convince il padre di Ciyo a vendere le sue due figlie. Il film trascura questi dettagli e passa subito al momento in cui le due ragazze sono separate dalla loro famiglia all'inizio del film, nella scena notturna a Yoroido.
Nel romanzo, l'uomo che Nobu presenta a Sayuri è un Ministro giapponese, Sato. Il Ministro Sato è sostituito dal Colonello Derricks nel film.
Nel romanzo, non è chiaro se Mameha viene a sapere o meno del fatto che il Barone ha spogliato Sayuri, mentre è chiaramente così nel film.
Nel romanzo, Sayuri ha in effetti due danna, anche se non contemporaneamente: il Generale Tottori e poi il Direttore Generale. Sayuri alla fine si unisce a quest'ultimo a New York, trasferendosi là definitivamente e gestendo una casa da tè mentre il Direttore Generale è spesso in viaggio. È persino accennato che Sayuri ha un figlio dal suo amato Direttore, la cui identità deve rimanere segreta per motivi d'affari.
Nel romanzo, corre voce che Hatusmomo sia finita a fare la prostituta, mentre nel film il suo destino non è mai menzionato. L'ultima volta che la si vede è quando lascia l'okiya, dopo che Sayuri e la "Madre" hanno spento l'incendio.
Quando cade dal tetto dell'okiya dopo aver tentato la fuga con Satsu, Chiyo non viene picchiata, al contrario del libro. La "Zietta" sta invece con lei mentre giace a letto e legge la lettera di Mr. Tanaka. Tuttavia, viene picchiata quando Hatsumomo la accusa di rubare i soldi, subito prima che la "Madre" schiaffeggi Hatsumomo per avere portato un amante nell'okiya.
Invece della "Nonna" che usualmente si occupa delle punizioni, se ne prende carico la "Madre". Come al solito, interviene la "Zietta" e così Chiyo non viene picchiata troppo duramente.
Quando la "Madre" e "Zietta" vengono a sapere che il kimono di Mameha è stato rovinato, la "Madre" versa un secchio d'acqua su Chiyo prima di picchiarla severamente. La "Zietta" subentra poi nella punizione così che Chiyo non debba subire il suo stesso destino. Nel romanzo, il secchio d'acqua viene versato su Ciyo durante il suo tentativo di fuga.
Quando Sayuri deve tagliarsi per poter parlare con il dottor Granchio, lei e Mameha fanno da sole la ferita, mentre nella versione libresca, Mameha chiede aiuto alle serve e al cuoco per procurare la ferita alla gamba di Sayuri.
Già prima che Mameha visiti la "Madre" per parlare dell'addestramento di Chiyo, "Zucca" era diventata una maiko, mentre non lo è ancora nel libro.
Nel libro, il mizuage di Sayuri costa 11.500 Yen, ma ne costa 15.000 nel film.
Nel libro, Chiyo/Sayuri è nata nell'anno della scimmia, ma nel film è nata nell'anno del gallo.
Nel film, cosa che non compare invece nel libro, dopo la Seconda Guerra Mondiale, "Zucca" è già influenzata dalla cultura statunitense - beve molto sakè, parla come una statunitense e ama la musica jazz.
Il film non si conclude con l'emigrazione di Sayuri a New York con il Direttore Generale. Il finale li mostra invece che si baciano e passeggiano insieme lungo il fiume.
Nel romanzo, quando Hatsumomo sta cercando di far espellere Chiyo dall'okiya per furto, le mette addosso del denaro e poi sostiene che Chiyo le ha rubato la spilla del suo obi, spilla che verrà trovata nascosta molti anni dopo. Nel film non compare la spilla.
Nel film l'uomo amato da Sayuri occupa il posto di Direttore Generale della Iwamura Electric, mentre nel libro ne è il Presidente.

Dopo che il romanzo fu pubblicato, Arthur Golden fu denunciato dalla geisha Mineko Iwasaki con la quale lavorava, per diffamazione e violazione del contratto. Secondo Mineko Iwasaki l'accordo prevedeva che Golden avrebbe dovuto mantenere l'anonimato totale su Mineko Iwasaki; invece, il suo nome ed il suo contributo sono chiaramente citati nei ringraziamenti a fondo libro.
Tale condizione contrattuale era dovuta all'esistenza di un tacito accordo nella comunità delle geishe sulla riservatezza e la sua violazione è considerata un'offesa seria. Oltretutto, Iwasaki afferma che il romanzo di Golden ritraeva le geishe come prostitute d'élite. Ad esempio, nel romanzo la verginità di Sayuri viene svenduta al miglior offerente, un concetto che ha particolarmente offeso Iwasaki. Lei affermò che non solo questo non le era mai successo, ma che non esisteva assolutamente una tale pratica a Gion. Basando il suo personaggio, Sayuri, su Iwasaki e implicando che lei stessa era una prostituta, Iwasaki afferma che Golden ha violato il suo accordo e causato grande disonore ed onta a lei ed al mondo delle geishe. Dopo che il suo nome fu stampato sul libro, Iwasaki ha ricevuto numerose minacce di morte e richieste di censura per aver disonorato la sua professione. Nel 2003, Iwasaki e Golden sono giunti ad un accordo extragiudiziale per una somma non svelata di denaro.
Per concludere posso affermare che il libro è notevolmente più coinvolgente del film, come tutte le opere letterarie, siano essi romanzi, biografie o trattati storici, le esigenze cinematografiche e le interpretazione dei registi portano spesso a modificare l’intrinseca bellezza di un opera letteraria.

martedì 28 ottobre 2008

Memorie di una geisha (romanzo)


« Una storia come la mia non andrebbe mai raccontata, perché il mio mondo è tanto proibito quanto fragile, senza i suoi misteri non può soppravvivere. Di certo non ero nata per una vita da geisha, come molte cose nella mia strana vita, ci fui trasportata dalla corrente. La prima volta che seppi che mia madre stava male, fu quando mio padre ributtò in mare i pesci, quella sera sofrimmo la fame, "per capire il vuoto", Lui ci disse. Mia madre diceva sempre che mia sorella Satsu era come il legno, radicata al terreno come un albero sakura. Ma a me diceva che ero come l'acqua, l'acqua si scava la strada attravverso la pietra, e quando è intrappolata, l'acqua si crea un nuovo varco. »

Memorie di una geisha (Memoirs of a Geisha) è un romanzo di Arthur Golden pubblicato nel 1997.
Il romanzo narra la storia di una geisha che lavora a Kyōto prima della seconda guerra mondiale.
Brevemente vi illustro la trama
Prima che sua madre muoia, la protagonista Chiyo e la sua sorella maggiore Satsu vengono portate a Gion da un signor Tanaka. Sua sorella viene venduta ad una casa di malaffare e Chiyo viene venduta presso un'
okiya, una casa di geishe.
Con i suoi insoliti occhi grigio-blu, Chiyo è stimolata a diventare una
geisha, ma è costantemente ostacolata da Hatsumomo, l'unica geisha dell'okiya Nitta. L'arrogante Hatsumomo riconosce il potenziale di Chiyo ed è turbata ad ogni accenno di competizione. A causa delle macchinazioni di Hatsumomo, Chiyo è ridotta a diventare una domestica nell'okiya, apparentemente senza possibilità di diventare in futuro una geisha.
Un incontro con il buon Presidente cambia il suo destino. Chiyo entra nelle simpatie della geisha più famosa di Gion, Mameha, che è disprezzata da Hatsumomo poiché lei la supera in ogni aspetto e non può essere sconfitta poiché, a differenza di Hatsumomo, Mameha si è guadagnata la sua indipendenza come geisha. Adotta Chiyo come sorella minore, quindi come apprendista, ovvero
maiko e la allena per rivaleggiare con Hatsumomo. L'entrata di Chiyo nell'apprendistato è segnata dal ricevere un nuovo nome: Sayuri.
Con il suo successo , Sayuri non solo diventa una geisha di successo, ma riesce a liquidare i debiti che la legavano all'okiya Nitta quando lei era una domestica e viene adottata dalla padrona dell'okiya, la Madre Nitta Kayoko. Lo scoppio della
seconda guerra mondiale, un tema prefigurato dal crescente riferimento alla milizia giapponese, rappresenta, strutturalmente, un'altra sfida di rilievo per l'eroina. I suoi successi diventano rapidamente irrilevanti, e la sua bellezza fisica viene appannata dal lavoro manuale e dalla mancanza di cibo. La vita di sfarzi ed eleganze è rimpiazzata da una nuova realtà: la sua personale valle oscura.
Durante il periodo come geisha prima della guerra, incontra il Presidente di nuovo, ma le è impossile avvicinarsi a lui come lei desidererebbe. Si trova, invece, costantemente spinta a stare con Nobu-san, l'amico più fidato del Presidente. È Nobu che salva Sayuri dall'aspro lavoro della guerra finché Gion riapre, a condizione che lei lo lascerà diventare il suo danna, protettore, nonostante lei desideri il Direttore Generale. In seguito, Sayuri e Mameha distruggono interamente la reputazione di Hatsumomo, che è espulsa dall'okiya.Comunque, il desiderio di Sayuri di stare con il Presidente non la libera veramente per seguire il suo destino finché lei non si mette in una posizione indesiderabile, che la allontana per molto tempo dal Presidente. In seguito, il Presidente chiede di Sayuri e la incontra nel giardino ornamentale di una casa da tè per diventare suo danna. Infine il Presidente la libera dall'okiya per diventare sua amante, lei si trasferisce a New York e apre, divenedone proprietaria, un'elegante casa da tè per uomini d'affari giapponesi cosicché lui possa salvare la reputazione in Giappone quando sua figlia sposi un uomo destinato ad essere il suo erede.

Ritengo che questo libro sia uno dei più belli che ho letto, mi ha arricchito molto dal punto di vista dei racconti e delle informazioni storiche sui costumi delle geishe giapponesi negli anni in cui queste erano più numerose. Serve soprattutto a sfatare il pregiudizio occidentale secondo cui le geishe sono prostitute.
Bellissimo sia nelle descrizioni minuziose del mondo delle geishe, sia in quelle altrettanto efficaci dell'animo dei protagonisti. Ricco di contrasti di una realtà durissima vissuta con apparente leggerezza e per questo ancora più incomprensibile per una mente occidentale, ma estremamente affascinante come gli occhi della piccola Chiyo.
Ci sono libri che leggi, che leggi e dimentichi. Poi ci sono libri che vivi, pagina dopo pagina, che entrano a far parte della tua vita nel preciso momento in cui leggi la prima pagina e come per magia il libro diventa parte di te.
Memorie di una geisha è una bella storia, a tratti un pò triste e crudele, ma capace di far riflettere tanto e portarti in un mondo pieno di magia e mistero, come quello delle geishe....
(Continua)